Tornerò a sollecitare le vostre anime

Il mondo è una stazione ferroviaria…

Traduzione di un frammento dell’incontro collettivo russo con Volodia del 12.11.2019…

… Ed ecco il primo flusso di impressioni e sensazioni che si riversa su di noi (ora che stiamo mettendo piede sulla Terra autentica): assaporatelo, respiratelo!

Per esempio, una sensazione così: il mondo come una stazione ferroviaria…
E ci sono dei treni in arrivo, treni in partenza, un’enorme sala di attesa, dove regna tanto caos, tanta confusione…

È normale? È giusto che il mondo sia una specie di stazione ferroviaria? La cosa dovrebbe riguardarvi in qualche modo?

Secondo me, qui il punto principale è l’orizzonte, l’orizzonte esistenziale.

Se l’orizzonte della località è autentico, visibile, accessibile tramite sensazioni, allora anche la stazione ferroviaria diventa un posto in cui sostare con gioia e naturalezza. Diventa una specie di campo infinito di tutto-spostamenti: di qua, di là, da lì, verso qui…

È fondamentale che la scala dello spostamento venga impostata in modo corretto. Allora anche la stazione ferroviaria non sarà un peso, un tormento, un disagio, e l’ambiente, l’aria, il funzionamento della stazione potrebbero essere modificati, personalizzati, ricentrati a proprio modo e somiglianza.

Chi ha detto che una stazione ferroviaria deve essere per forza un posto poco confortevole? Dipende dall’orizzonte. Prima di tutto, proprio dall’orizzonte.

E adesso questo orizzonte non più troncato è dato, si sta espandendo, si sta spiegando.

La Terra si è ricongiunta, si è fusa con l’Eternità e l’orizzonte si è raddrizzato di colpo, è cresciuto di colpo. E tutti i locali e le infrastrutture di prima, che facevano parte della stazione, sono scomparsi, sono andati in aggiornamento, perché loro servivano (e confermavano) la vista dell’orizzonte di prima, il regime dell’orizzonte di prima.

La stazione ferroviaria in cui noi ci troviamo adesso, è immensa, maestosa, con tantissimi binari e scambi predisposti per accogliere, radunare, mettere insieme, accompagnare le energie della Vita, e nasceranno, si aggiungeranno, si scopriranno altri binari ancora, altri scambi, altri regimi e servizi di accompagnamento.

La Vita è un movimento eterno, e allora perché un mondo non dovrebbe essere una stazione, non dovrebbe apparire come una stazione?

Ma se è così, allora come vivere in questo mondo – stazione, come orientarsi? Cercare di prendere posto in uno dei treni? Badare ai binari? Prendersi cura dei locali della stazione, delle sale di attesa? Altro ancora?

Sollecitate, sollecitate, siate in ascolto…

Tramite questa metafora ferroviaria arriva un flusso fortissimo dall’Eternità, si riversa su di voi…

In questo momento non può esserci niente di definitivo nelle vostre sensazioni: forse farete naturalmente una certa scelta – voglio provare ad inquadrare meglio questo specifico binario, questa specifica direzione in cui andare, oppure voglio stare semplicemente in osservazione, guardare i treni in arrivo e i treni in partenza, altre opzioni ancora…

In tutti i casi, usando questa metafora ferroviaria, voi cambiate il vostro regime dell’interazione con il mondo, con il Cosmo terrestre.

E poi anche il regime della stazione dentro voi stessi viene ulteriormente stimolato. Arrivi, partenze, spostamenti, ordine, disordine, vari schermi affissione dati, annunci, richiami… 😉 

Parliamo ancora della memoria. Nella memoria ci sono molte cose in eccesso, superflue, non affatto utili, e queste cose vi si agitano, sguazzano, spingono e pungono, eppure la memoria le tiene strette, non le lascia andare via, tranne forse qualche piccola briciola ogni tanto.

E non sto parlando solo della memoria di se stessi, ma anche dell’eredità del mondo che c’è stato, dell’orizzonte che c’è stato.

Che cosa si può fare con questo superfluo?

In questo nuovo integro volume esistenziale, quello della Terra autentica, molte cose semplicemente evaporeranno, se ne andranno per conto loro. È il superfluo, non è vero? E se lo è, allora sentirà da sé di essere di troppo e se ne andrà via, si toglierà di mezzo.

E man mano che questo superfluo se ne starà andando, naturalmente, di sua spontanea volontà, sboccerà, diventerà sempre più tangibile la materialità, l’oggettività parecchio diversa: le vedute, i nessi, i regimi, le condizioni…

La materia viva, consapevole, non immobile, capace di emozionare e di emozionarsi, di ispirare lo slancio, di interagire, di accompagnare…

Tornando ancora alla metafora del mondo come stazione ferroviaria.

La stazione ferroviaria, tutto sommato, è un arredamento, giusto? E anche il mondo lo è, è una specie di ambiente arredato. Integro, in un certo senso, ma, per esempio, un passeggero che sta per prendere il treno per Vladivostok, non è particolarmente interessato alle caratteristiche del treno che porta i passeggeri nella direzione opposta.

Voi siete abituati a considerare il mondo, il mondo degli esseri umani, come una specie di cosa scontata, apparentemente univoca, apparentemente uguale per tutti…

(In questo momento il sensore che indica la presenza di quello che è in eccesso dentro la memoria, si è messo a urlare, a fischiare, a suonare così forte, da andare oltre tutte le tacche… 😉 

“Mamma mia, quante cose in eccesso ci sono qui!!! Mamma mia quanto queste cosi in eccesso incastrano, schiacciano le sensazioni naturali del mondo, della Vita, di se stessi dentro questo movimento eterno…”)

Provate nei prossimi giorni ad integrare la vostra attuale visione del mondo con questi aspetti della “stazione ferroviaria”.

A che cosa prestare attenzione, dentro questo mondo, questo lo scegliete voi, conformemente alle vostre preferenze, perché voi siete anche dei passeggeri.

Sì, esiste anche la co-responsabilità di tutta la stazione ferroviaria, di tutta questa struttura, di tutta questa logistica delle energie, ma innanzitutto cercate di sentire quanto sono diversi quei movimenti a cui è dato fare il mondo, a cui è dato essere nel mondo, cercate di sentire quanto sono diverse le direzioni di ricerca verso cui scorrono.

E, per l’amor di Dio, non è il caso di sprecare le energie, nemmeno le energie del pensiero, cercando di attribuire a tutti questi movimenti che vanno in direzioni diverse una specie di messa in ordine (e in orbita) basata sul concetto della direzione del viaggio apparentemente univoca.

Quelle cose in eccesso che ci sono dentro la memoria dovrebbero evaporare gradualmente, e più  evaporeranno, più si rivelerà, si scoprirà quanto è naturale che nel mondo esistono tanti movimenti multi-direzionali.

E quanto questo è bello, quanto questo è meraviglioso!

E quanto amore c’è dentro questa stazione ferroviaria!

Magari, i passeggeri non se ne accorgono un granché: sono così impegnati a non perdere il treno, a scegliere il treno giusto, il posto giusto, a soddisfare altre esigenze specifiche.

E però la stazione stessa è praticamente avvolta nei fluidi dell’amore, dell’amore travolgente, lo sentite questo?

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