Tornerò a sollecitare le vostre anime

Non ci sono più… ho abbandonato la Rasseya…

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Dopo il matrimonio con Marina Vlady si è messa a circolare con insistenza la voce che Vladimir Vysotsky avesse abbandonato l’Unione Sovietica per andare a vivere all’estero. Addirittura, le autorità sovietiche speravano che lo facesse, perché così avrebbero potuto etichettarlo come dissidente. Invece, non era assolutamente vero.
Rasseya: è un modo leggermente irrispettoso e canzonatorio, per riferirsi alla Russia, ma da parte di qualcuno che respira la sua essenza, che la ama per davvero, e proprio per questo può permettersi di prenderla in giro.

Non ci sono più… ho abbandonato la Rasseya…

Non ci sono più, ho abbandonato la Rasseya!
Le mie pollastre girano in lacrime.
Ora sto seminando i miei semi
Negli alieni Champs-Élysées.

Qualcuno ha sentenziato, dentro un tram a Presnia (quartiere di Mosca):
“Lui non c’è più, si è tolto dai piedi, finalmente!
Che vada a cantare altrove le sue canzoni sovversive,
Che vada a cantare del palazzo di Versailles!”

Sento dietro di me uno scambio di pettegolezzi:
“Ma no, non è lui, quello se n’è andato, è risaputo ormai!”
“Ah, non è lui?” e mi danno delle gomitate,
E mi si siedono sulle ginocchia nei taxi.

E un tizio insieme a cui, pare, io sia stato in galera a Magadan,
Il mio caro amico ancora all’epoca della guerra civile (1918 – 1920),
Afferma che io gli sto scrivendo: “Senti, Vanya,
Qui è tutto una noia, dai, vieni a trovarmi!”

Dicono che ho già pregato di poter tornare indietro,
Che ero disperato, che mi umiliavo, che supplicavo…
Sciocchezze! Probabilmente, non tornerò
Perché non sono mai andato via!

E chi ci ha creduto – riceverà da me un regalino,
Un lieto fine, come in un film:
Ecco, acchiappate l’Arc de Triomphe che vi ho portato,
Afferrate pure le fabbriche della Renault!

Io sto ridendo, sto crepando dal ridere.
Ma come hanno potuto credere a questo delirio?
Non vi preoccupate: io non me ne sono andato
E non ci sperate: non me ne andrò!

Нет меня – я покинул Расею…

Нет меня, я покинул Расею!
Мои девочки ходят в соплях.
Я теперь свои семечки сею
На чужих Елисейских полях.

Кто-то вякнул в трамвае на Пресне:
“Нет его, умотал, наконец!
Вот и пусть свои чуждые песни
Пишет там про Версальский дворец!”

 
Слышу сзади обмен новостями:
“Да не тот, тот уехал – спроси!”
“Ах, не тот?” – и толкают локтями,
И сидят на коленях в такси.

А тот, с которым сидел в Магадане,-
Мой дружок еще по гражданской войне,-
Говорит, что пишу ему : “Ваня,
Скучно, Ваня, давай, брат, ко мне!”

 
Я уже попросился обратно,
Унижался, юлил, умолял…
Ерунда! Не вернусь, вероятно,
Потому что и не уезжал.

Кто поверил – тому по подарку,
Чтоб хороший конец, как в кино,-
Забирай Триумфальную арку!
Налетай на заводы Рено!

Я смеюсь, умираю от смеха.
Как поверили этому бреду?
Не волнуйтесь, я не уехал.
И не надейтесь – я не уеду!